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Pessime abitudini alimentari negli adolescenti: un'indagine molto interessante e preoccupante

I dati di un'indagine americana rappresentativa della realtà nazionale dimostrano che nell'ultimo anno soltanto il 38% degli adolescenti sono stati sottoposti a una visita a scopo di prevenzione e che il 50% degli adolescenti che hanno fatto tale visita hanno ricevuto indicazioni di carattere preventivo sulle abitudini alimentari. Da qui la necessità di richiamare all'attenzione del pediatra le cinque principali criticità: basso consumo di frutta e verdura, cereali e calcio e di derivati del latte ipolipidici; elevato consumo di bevande zuccherate e frequente consumo di pasti al fast food. Meno del 2% degli adolescenti assumono un quantitativo adeguato di frutta e verdura in rapporto al personale fabbisogno energetico, per cui è consigliabile che i genitori tengano sempre a disposizione tali elementi. Fondamentali sono poi la condivisione con la famiglia di un piano dietetico condiviso, il consumo di cereali integrali piuttosto che raffinati, e la limitazione delle bevande zuccherate, che negli USA americani possono apportare fino a 750 calorie al giorno. Indicazioni, queste, utili anche per i bambini italiani.

Il consumo di olio di oliva riduce il rischio cardiovascolare

Due studi scientifici segnalati dalla Nfi (Nutrition foundation of Italy) confermano l'efficacia dell'olio extravergine d'oliva nel controllo del peso, nella regolazione dei processi ossidativi e nella prevenzione dell'aterosclerosi. Nel primo studio, pubblicato su European Journal of Clinical Nutrition, 187 soggetti a elevato rischio cardiovascolare sono stati randomizzati a seguire per tre anni una dieta di tipo mediterraneo tradizionale; arricchita con frutta secca (noci, nocciole e mandorle) oppure con olio extra vergine di oliva. In breve, una maggiore riduzione del peso corporeo e una più elevata capacità antiossidante del plasma sono state registrate nel gruppo trattato con olio extra vergine d'oliva e in quello alimentato con frutta secca, rispetto al controllo. Il secondo studio, apparso su Atherosclerosis, ha, invece, confrontato gli effetti sull'espressione di geni coinvolti nei processi aterosclerotici di due diete mediterranee arricchite con frutta secca o con  olio extravergine d'oliva rispetto a un regime dietetico a ridotto contenuto lipidico. L'indagine, che ha riguardato 49 soggetti di età compresa fra i 55 e gli 80 anni ad alto rischio cardiovascolare, ha rivelato che l'assunzione giornaliera di olio extravergine d'oliva riduce efficacemente l'espressione di proteine responsabili dei processi infiammatori e aterotrombotici.

Antiossidanti efficaci contro l'invecchiamento

L'Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari - Area Integratori Alimentari) segnala che secondo uno studio pubblicato sull'International Journal of Cosmetic Science l'assunzione giornaliera di una combinazione di minerali e antiossidanti ha un ruolo positivo nel processo di invecchiamento dell'epidermide. Lo studio ha coinvolto 60 donne per 12 settimane, randomizzate ad assumere, una volta al giorno, un integratore a base di antiossidanti tra cui la vitamina E, lo zinco e selenio, il coenzima Q10 e glicosaminoglicani oppure un placebo. Dopo le 12 settimane nel gruppo a cui era stato somministrato l'integratore, si riscontrava una significativa diminuzione della ruvidità della pelle e delle piccole rughe, mentre nel gruppo placebo non c'era stata alcuna variazione. Secondo i ricercatori, all'inizio del trattamento, la profondità delle rughe e la ruvidità della pelle erano simili in entrambi i gruppi, ma alla fine delle 4 settimane le differenze erano evidenti. I ricercatori ipotizzano un ruolo positivo del coenzima Q10 nel contrastare il danno ossidativo, la degenerazione del DNA e la distruzione delle fibre di collagene. Anche la vitamina E avrebbe aiutato a ridurre il degrado del collagene, mentre lo zinco e il selenio avrebbero supportato l'enzima antiossidante delle stesse cellule. Infine, i livelli di glicosaminoglicani, molecole di grande importanza biologica in quanto trattengono l'acqua nei tessuti, ma che tendono a diminuire con l'età, venivano ripristinati con l'assunzione orale, aiutando così a migliorare l'aspetto della pelle.


Mangiando soia proteggiamo le nostre ossa

Le donne in post-menopausa possono proteggere le proprie ossa inserendo nella abituale dieta alimenti ricchi di soia.

Lo hanno osservato i ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore guidati da Woon-Puay Koh che hanno analizzato 63.000 uomini e donne tra i 45 e i 74 anni che sono stati seguiti dal 1993 al 2006.

Nel corso di questi anni, 276 uomini e 692 donne si sono fratturati l’anca quando avevano, rispettivamente, in media 71 anni e 73 anni.

I ricercatori hanno, quindi, analizzato questi dati comparandoli con il consumo abituale di soia e hanno concluso che l’assunzione quotidiana di almeno 2,7 grammi di proteine di soia (l’equivalente di 49,4 grammi di tofu) era associata a una riduzione tra il 21% e il 36% dell’incidenza di fratture all’anca.

Come spiegato sulle pagine dell’American Journal of Epidemiology, il moderato consumo di soia è associabile a una riduzione delle fratture all’anca solo tra le donne e non tra gli uomini

Latte Vaccino?....meglio dopo il primo anno

Introdurre troppo presto il latte vaccino nella dieta dei bambini esporrebbe la salute a seri rischi in età adulta. A ribadirlo gli esperti di nutrizione pediatrica in occasione del Congresso "Nutrizione e metabolismo nel bambino" tenutosi di recente a Verona. In particolare, l'American Academy of Pediatrics, il Ministero della Salute e la Società italiana di Pediatria hanno sconsigliato la somministrazione di latte vaccino intero nei primi dodici mesi di vita, in accordo anche alle linee guida sull'alimentazione durante il primo anno di vita dell'Espghan (Società europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione pediatrica). Il latte vaccino assunto prima dei 12 mesi di vita esporrebbe soprattutto al rischio di anemia: a 1 anno il 17% di bambini allattati con latte vaccino è anemico rispetto all'1% dei lattanti alimentati con formula integrata. Il ferro nel latte vaccino, infatti, ha una biodisponibilità oltre 10 volte inferiore rispetto al latte materno che dovrebbe, quindi, essere somministrato almeno al compimento del primo anno e in caso di mancanza essere sostituito con una formula specificamente studiata. In aggiunta, i rischi dell'assunzione precoce sono rappresentati dall'eccessivo introito di proteine, grassi saturi e colesterolo, che predisporrebbero a problemi di obesità e aterosclerosi e dalla carenza di acidi grassi essenziali e vitamine.
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