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Celiachia: più la cerchi più la trovi!! |
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Venerdì 18 Dicembre 2009 16:50 |
La messa a punto di specifici test immunologici per la diagnosi di celiachia ha determinato un sostanziale aumento del numero di casi diagnosticati tra i bambini. A sottolinearlo sono gli autori di uno studio apparso su Pediatrics che hanno, inoltre, evidenziato il notevole contributo offerto dai saggi immunologici alla comprensione dei meccanismi patogenetici della malattia. Sono stati valutati pazienti, di età inferiore a 18 anni, nel periodo 1990-1996 (gruppo pre-test, A) e 2000-2206 (gruppo con test, B). L'età media alla diagnosi è risultata di 2 anni nel gruppo pre-test e di 9 anni dopo l'introduzione del test. Per il gruppo B rispetto a quello A, si è registrato un significativo incremento dell'incidenza della celiachia (2,0 vs 7,3 casi su 100mila bambini, rispettivamente) nonostante la diminuzione della frequenza dei sintomi classici (67% vs 19%, rispettivamente) e di quella delle lesioni Marsh IIIc (64% vs 44%, rispettivamente). Infine, per il gruppo B, le manifestazioni classiche della patologia predominano nei bambini di età inferiore ai tre anni, mentre quelle gastrointestinali atipiche e silenti caratterizzano una fascia di età superiore.
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Il potere della Soia: la conferma di ciò che il tuo nutrizionista dice da anni!!! |
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Venerdì 18 Dicembre 2009 16:45 |
L'introduzione nella dieta di prodotti alimentari a base di soia ridurrebbe il rischio di morte e recidive in donne affette da carcinoma mammario. La conferma arriva da Shanghai Breast Cancer Survival Study, un ampio studio pubblicato su Jama che ha finalmente fatto chiarezza sulle proprietà anticancerogene degli isoflavonoidi, una classe di fitoestrogeni, oggetto di precedente controversia. L'indagine, conclusasi in giungo 2009, ha previsto il reclutamento di oltre 5.000 donne, di età compresa tra 20 e 74 anni, a cui tra marzo 2002 e aprile 2006 era stato diagnosticato un tumore alla mammella. In sintesi, elevati consumi di soia sono apparsi associati a una minore incidenza di mortalità e di recidive, rispetto a consumi più bassi (hazard ratio = 0,71 e 0,68, rispettivamente). In aggiunta, il tasso di mortalità e di recidive a quattro anni è risultato di 10,3% e 7,4% e di 11,2% e 8,0%, per assunzioni elevate e basse di soia, rispettivamente. Questa correlazione inversa è evidente per tumori con recettori estrogeno-positivi ed estrogeno-negativi e si riscontra sia nelle donne trattate sia in quelle non trattate con tamoxifene.
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Quanto è importante lo svezzamento del neonato.... |
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Venerdì 18 Dicembre 2009 16:42 |
L'introduzione nella dieta, in maniera ritardata, di alimenti solidi nel corso del primo anno di vita dei bambini, sembrerebbe associata a un aumento del rischio di allergie in età successiva. A stabilirlo è uno studio di coorte prospettico apparso su Pediatrics, contrariamente ai più recenti suggerimenti riguardanti l'alimentazione dei bambini, secondo cui l'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita proteggerebbe dallo sviluppo di allergie. Ricercatori della Tampere School of Public Health, University of Tampere in Finlandia, hanno analizzato, per 994 bambini di 5 anni con suscettibilità Hla al diabete di tipo 1 inseriti nello studio finlandese Dipp (Type 1 Diabetes Prediction and Prevention), dati relativi ad allattamento al seno, prima assunzione di alimenti solidi e livelli di immunoglobuline IgE. Il periodo medio di allattamento esclusivo al seno è risultato pari a 1,8 mesi. L'assunzione tardiva di patate (> 4 mesi di vita); avena (> 5 mesi); segale (> 7 mesi); frumento (> 6 mesi); carne (> 5,5 mesi); pesce (> 8,2 mesi) e uova (> 10,5 mesi) è apparsa direttamente associata a una sensibilizzazione ad allergeni alimentari. In aggiunta, l'introduzione ritardata di patate, segale, carne e pesce determinerebbe una sensibilizzazione a ogni tipo di allergene inalante. In modelli che hanno incluso tutti i tipi di alimenti solidi, uova, avena e frumento sono risultati quelli più importanti nel determinare sensibilizzazione agli allergeni alimentari, mentre patate e pesce lo sono per quella agli allergeni inalanti. «Sebbene il nostro studio presenti alcune limitazioni, la più importante delle quali è rappresentata dal periodo medio di allattamento al seno, che essendo stato alquanto breve non permette di escludere un suo ruolo nello sviluppo dell'allergia, follow-up più estesi consentiranno di stabilire se le nostre osservazioni attuali possono essere tradotte nella pratica clinica in specifici outcome allergici» ha commentato Bright I. Nwaru, principale autore dello studio.
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Pessime abitudini alimentari negli adolescenti: un'indagine molto interessante e preoccupante |
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Giovedì 10 Dicembre 2009 08:19 |
I dati di un'indagine americana rappresentativa della realtà nazionale dimostrano che nell'ultimo anno soltanto il 38% degli adolescenti sono stati sottoposti a una visita a scopo di prevenzione e che il 50% degli adolescenti che hanno fatto tale visita hanno ricevuto indicazioni di carattere preventivo sulle abitudini alimentari. Da qui la necessità di richiamare all'attenzione del pediatra le cinque principali criticità: basso consumo di frutta e verdura, cereali e calcio e di derivati del latte ipolipidici; elevato consumo di bevande zuccherate e frequente consumo di pasti al fast food. Meno del 2% degli adolescenti assumono un quantitativo adeguato di frutta e verdura in rapporto al personale fabbisogno energetico, per cui è consigliabile che i genitori tengano sempre a disposizione tali elementi. Fondamentali sono poi la condivisione con la famiglia di un piano dietetico condiviso, il consumo di cereali integrali piuttosto che raffinati, e la limitazione delle bevande zuccherate, che negli USA americani possono apportare fino a 750 calorie al giorno. Indicazioni, queste, utili anche per i bambini italiani.
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